martedì 24 luglio 2012

Splendori e miserie del Piano della Marina

Nel X secolo il Piano della Marina rappresentava il confine settentrionale dell’area in cui si era sviluppata la cittadella islamica della Kalsa.
Su questa sorta di promontorio, battuto dal mare, venne edificato, a partire dal 1307, palazzo Chiaramonte Steri, ancora oggi l’emblema di questo sito.


Tra il XIV e il XVI secolo la piazza vide sorgere diversi palazzi signorili. Essa rappresentava il collegamento con il mare, attraverso le antiche vie Bottai e Parlamento in un momento in cui la città ha un ruolo mercantile ed economico rilevante con il resto della penisola. Ad essa si accedeva anche dalla Porta della Dogana, sita nei pressi della chiesa di S.Maria della Catena.


Agli inizi del 600’ l’insediamento all’interno dello Steri del Sant’Uffizio, che diviene sede del Tribunale dell’Inquisizione, trasformò l’aspetto del Piano della Marina: al centro di esso ebbero luogo esecuzioni capitali, giostre, tornei e feste.

Con la fine dell’Inquisizione spagnola di fatto la Piazza venne abbandonata al suo lento degrado. Nuovi splendori l’attendevano soltanto nella seconda metà del XIX sec.

Dopo l’unità d’Italia cambia la toponomastica della piazza.
Prendiamo la via IV Aprile. Questa via si chiamava in origine via Palagonia dal nome del palazzo dei principi Gravina di Palagonia, ed ancor prima veniva denominato la strada della Gancia in quanto congiungeva il Piano della Marina con il convento e la chiesa della Gancia dei Francescani.
A seguito della rivolta antiborbonica del 4 aprile 1860, dopo l’uccisione dell’idraulico Francesco Riso capo dei rivoltosi e la successiva rocambolesca fuga dei due superstiti dalla cripta del convento della Gancia, e il successivo arrivo di Garibaldi a Palermo il 27 maggio 1860, la via cambia denominazione proprio in ricordo di tali avvenimenti.

Palermo postunitaria è una città alla ricerca di nuovi spazi da dedicare alle attività economico-mercantili emergenti.

Inoltre i bombardamenti borbonici e la miseria in cui versavano i ceti popolari avevano reso necessario interventi di ricostruzione e abbellimento di piazze e interi quartieri devastati. Piazza Marina, in particolare, era diventata, insieme con Piazza Pretoria, luogo di mendicanti e “Corte dei Miracoli”.
Le aspettative da parte dei palermitani nella nuova amministrazione sabauda andarono in buona parte deluse: il popolo, nelle sue aspirazioni di giustizia e libertà, si ritrovò ad essere ulteriormente vessato dall’introduzione di nuove tasse e soprattutto dall’odiata leva obbligatoria. La borghesia e l’aristocrazia attendevano da Vittorio Emanuele II uno statuto autonomo che mai fu concesso; al contrario lo stato divenne sempre più centralizzato.
Il municipio di Palermo avvia i lavori di restauro della città. Giovanni Battista Filippo Basile, in particolare, viene incaricato di rinnovare il Piano della Marina. Ciò si attua con il restauro di numerosi edifici e soprattutto con l’impianto di un giardino al centro, imitando in tal modo le “Square” europee. Il giardino sarà inaugurato nel 1864 e dedicato, insieme al successivo nuovo Teatro Politeama, all’eroe del Risorgimento Giuseppe Garibaldi.
Nella villa infatti furono collocate, in tempi diversi, statue di alcuni garibaldini famosi.
Così via Toledo diventa Corso Vittorio Emanuele II, il Foro Borbonico diventa il Foro Umbero I ed altre vie, meno vicine alla piazza, ricordano i più recenti avvenimenti storici come via Garibaldi, viale dei Picciotti, corso dei Mille.


Il Piano della Marina, proprio per la sua posizione urbanistica, diventa non solo mèta dei palermitani per la passeggiata nel magnifico Giardino Garibaldi e un sorbetto all’elegante caffè Oreto ( nei pressi della fontana del Garaffo), ma anche luogo legato alle attività economiche e mercantili della nuova ricca borghesia locale e straniera, quest’ultima, soprattutto, di origine inglese, presente in Sicilia già dall’inizio del secolo XIX.
Molti edifici si trasformano in hotel come l’hotel de France rimasto tristemente famoso perché nei suoi pressi venne ucciso il poliziotto italo-americano Joe Petrosino.
Le sorti della piazza tuttavia cambieranno ancora. La crisi della borghesia imprenditoriale siciliana (i Florio ecc), i bombardamenti del 1943, riporteranno Piazza Marina in uno stato di degrado ed abbandono. Soltanto a partire dagli anni ottanta per la piazza comincerà una nuova rinascita con la ristrutturazione degli edifici e la trasformazione economica legata soprattutto al turismo e alla ristorazione. 

Nessun commento:

Posta un commento