mercoledì 25 luglio 2012

Villa Valguarnera di Niscemi


La storia 
Spesso, a Palermo, si sente parlare di Villa Niscemi. Ma quale storia sta dietro questo grande esempio di patrimonio culturale?
Rievocata da Fulco della Cerda, duca di Verdura, nella sua raccolta autobiografica di memorie dal titolo “Estati felici”, è noto che la villa risale a circa 4 secoli fa ed ebbe origine da una torre di guardia situata in vista della città.
Facciata principale
Qualche particolare ci suggerisce che essa derivi dalla trasformazione di un baglio agricolo, detto “Baglio Della Balata”, costruito nel ‘600 attorno ad una torre di difesa, con mura poste nell’angolo nord-occidentale, edificato lungo “la trazzera” che conduceva al Salto dello Schiavo di Monte Pellegrino.
Il fondo agricolo appartenne, fino alla metà del ‘600 a Carlo Santangelo che, nel 1664, lo lasciò in eredità alla figlia Maria; da quest’ultima passò a Martino Morso. All’inizio del XVIII sec. la tenuta fu acquistata dal duca delle Grotte, Tommaso Sanfilippo, il quale realizzò le prime costruzioni intorno al vecchio Baglio.
In seguito, la villa passò in dote alla nipote Marianna La Grua Sanfilippo dei principi di Carini, e al marito Vitale Valguarnera Branciaforte, principe di Niscemi, che tra il 1730 ed il 1750 trasformarono il baglio in residenza.
La Villa era al centro di un grosso feudo che, partendo da Villa Airoldi, si estendeva sino alle falde di Monte Pellegrino: esso fu in parte espropriato nel 1799 per costituire il parco Reale della Favorita.
Dopo il 1875, la villa divenne dimora stabile del principe Corrado Valguarnera Tomasi e della moglie, principessa Maria Favara Caminneci i quali hanno ispirato rispettivamente il personaggio di Tancredi e di Angelica del celebre romanzo “Il Gattopardo” di G.Tomasi di Lampedusa.
La villa fu abitata fino a qualche decennio or sono dai discendenti della famiglia i quali però, nel 1987 la vendettero al comune di Palermo che la fece diventare sede di rappresentanza del sindaco.
La descrizione degli esterni
Per quanto riguarda la descrizione esterna della Villa, possiamo subito notare una facciata di enorme compostezza architettonica, priva però, del caratteristico scalone presente in tutte le altre Ville del stesso periodo. Sia i balconi che le finestre sono decorate da bordi e cornici. Dalle estremità sorgono due avancorpi con funzione di terrazze a livello del piano nobile, forse aggiunte in epoca successiva.
Il lato più antico è l’ala sinistra, ciò quella rivolta verso l’ingresso, alla cui estremità si trova inglobata l’antica torre.
La vecchia torre inglobata nel corpo della villa
Questo lato presenta ancora balconi a petto d’oca che originariamente saranno stati eguali anche sulla facciata, come pure gli intonaci del tempo, color zafferano.
Intorno alla fine del 700, gli esterni subirono una grande trasformazione e la proprietà si ridusse a quei quattro ettari che ne costituiscono l’attuale consistenza. Nel tempo, venendo meno l’importanza agricola dei terreni, venne impiantato un grande parco che ancora oggi fa da cornice alla villa.

A destra dell’edificio è l’accesso al parco della Favorita (che fu concesso per privilegio da re Ferdinando) mentre sul fronte meridionale si stende la floretta, delimitata da un muro ellittico, con fontana parietale a rocaille e coffee-house; da qui parte il viale sinuoso del parco, con giardino esotico e  viali liberi che conserva molte specie subtropicali tra cui ficus, palme , yucche e dracene e dove è collocato un laghetto.
Infine, a settentrione del viale d’accesso, vi è un agrumeto con viali radiali.
L' interno
Al primo piano sono i saloni di rappresentanza e gli appartamenti. Vi si accede tramite una scala in marmo che conduce direttamente al primo salone, chiamato “Galleria dei Re di Sicilia” o delle armi. Esso è decorato da un grande camino, realizzato nel 1883 in pietra di Cinisi dallo scultore Vincenzo La Parola e alle pareti è appesa un’interessante raccolta di ritratti dei re di Sicilia che conferisce all’ambiente l’aspetto di un antico maniero;  oltre al tavolo centrale, la sala ospita alcune portantine del XVIII secolo.
Galleria dei Re di Sicilia
Da esso si accede alla biblioteca, con 4000 volumi e con arredi lignei ottocenteschi, che oggi è lo studio di rappresentanza del Sindaco di Palermo.
La Galleria dei Re di Sicilia conduce alle due ali della villa. Nell’ala destra vi sono il salotto degli arazzi e la sala da pranzo, decorati nel 1881 dal pittore Giuseppe Cavallaro.
Dalla sala da pranzo, si accede a una delle due terrazze, con pavimento maiolicato a chevron di color bianco e blu e balaustra a colonnine di tufo, con una piccola fontana settecentesca. Le due terrazze si trovano sopra i corpi bassi del vecchio baglio.
Nell’ala di sinistra troviamo il salotto di S. Rosalia, con al soffitto delle decorazioni a fresco a trompe-l’oeil che culminano nell’Apoteosi di S.Rosalia. Alle pareti sono collocate consolles del’700 e divani in legno intagliato e un tavolo con al centro un vaso giapponese. Si accede, quindi, al salone delle Quattro Stagioni con pavimenti maiolicati, pareti e soffitto decorati da altri affreschi a trompe-l’oeil. Sulla parete di fondo è l’affresco con Carlomagno che riceve lo stemma di casa Valguarnera da un nobile del casato; nel soffitto è il Trionfo dell’Immacolata attribuibile a Gaspare Fumagalli. Pregevole è il pavimento a rabeschi colorati su fondo bianco di maiolica siciliana. 
Affresco con Carlomagno
Da questa sala si entra nell’altra terrazza sul fronte.
Segue la sala da ballo o Sala Verde, dal colore delle originarie tappezzerie; la sala è affrescata con un grande dipinto raffigurante “La moltiplicazione dei pani”. Inoltre, sono presenti alcuni arredi settecenteschi come specchi, nature morte e un camino in marmo verde. Continuando, troviamo lo studiolo del principe, la camera da pranzo privata e le varie camere da letto, con arredi dell’Ottocento.
Il secondo piano comprende due appartamenti e la nursery ed ha due sale semplici. Dal 1987 accoglie gli uffici di Rappresentanza del Comune di Palermo.

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